Aida Camp

Betlemme, campo profughi Aida , un centro di 10000 famiglie musulmane e alcune cristiane che convivono circondate da un muro alto 10 metri che percorre il limite invalicabile tra Betlemme e Gerusalemme. Questo campo è il risultato del programma di sfollamento dai propri villaggi palestinesi della popolazione arabo cristiana da parte dell'esercito israeliano nel primo conflito del 1948, Naqba. Aida in arabo significa ritorno a casa , l'ingresso del campo è rappresentato da una grande chiave che rappresenta simbolicamente la chiave delle proprie case palestinesi nei villaggi sfollati, dove queste famiglie un giorno credono di poter ritornare.Queste famiglie rappresentano la chiave come "il diritto al ritorno" nelle proprie abitazioni di origine. Il campo è situato tra la tomba di Rachele e l'insediamento di Ghilo. L'esercito israeliano ha fatto molte pressioni politiche e militari sulla popolazione di queste zone impedendo ai lavoratori di recarsi ai propri posti di lavoro, agli studenti di recarsi nei centri di istruzione, alla poplazione stessa di recarsi dai propri parenti a pochi chilometri da questa zona. Questo ha determinato un crollo inarrestabile della condizione sociale delle famiglie e al crollo psicologico dei più giovani. L'intervento delle nazioni unite negli ultimi decenni ha leggermente contribuito a migliorare le condizioni di vita degli abitanti di Aida, ancora oggi si vedono i cassonetti dell'immondizia siglate UN lungo le vie. Macerie e rifiuti sono ancora presenti ovunque per le strade. I ragazzini giocano tra le strade e lungo il muro di separazione del territorio cisgiordano. I pochi lavoratori che devono recarsi al di la del muro, in territorio israeliano verso Gerusalemme, è costretto a fare interminabili code fin dall'alba, presso il checkpoint principale. Persone che dalle quattro del mattino si mettono in coda per attraversare il chekpoint, sottoposto ai controlli militari dell'esercito israeliano, studenti che si devono recare alle universita, donne che vanno a trovare i propri mariti con documenti israeliani e costretti a vivere in altre zone per tutto l'anno, non possono vivere con i propri famigliari , le proprie mogli palestinesi. l'UNRWA, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi si occupa dell'approvigionamento, la costruzione degli edifici e l'assistenza di questi campi profughi in tutti i territori palestinesi. Spesso i materiali per la costruzione di case e impianti fognari, vengono bloccati ai checkpoint e respinti, quindi il processo di normalizzazione di questi campi è sempre molto lento. Solo da pochi anni, Aida e provvisto di una rete fognaria. Le case sono perlopiù costruite di mattoni, ma prive di serramenti e infissi con impianti elettrici costruiti con il poco materiale arrivato. L'acqua viene distribuita solo in certi orari della giornata. Tutto il campo è circondato dal muro di separazione e dalle torri di guardia dei militari, che controllano lo svolgersi delle normali attività del campo. Molto spesso nascono delle manifestazioni volontarie da parte dei più giovani del campo, contro i checkpoint e le torri di guardia. Queste manifestazioni di protesta, sfociano quasi sempre in proprie battaglie, fatte da sassi lanciati da parte dei ragazzi palestinesi, e lacrimogeni e proiettili da parte dei militari israeliani. Molto spesso rimangono per le strade ragazzi palestinesi feriti dai colpi d'arma da fuoco dell'esercito israeliano. Le case di Aida sono spesso rappresentate dai graffiti di protesta politica di un noto fumettista chiamato Naji-Al Ali che ha rappresentato la storia del suo popolo con un simbolo della protesta palestinese, un bambino di nome Handala. Naji purtroppo è rimasto vittima di un attentato a Londra sul finire degli anni 80, ma i suoi disegni sono tutt'ora presenti su molte case di Aida e negli altri campi profughi palestinesi. Il muro che sovrasta con tutta la sua imponenza il campo, è meta di continui pellegrinaggi da parte di persone provenienti da tutto il mondo che solidali con il popolo palestinese, manifesta la propria indignazione con scritte, disegni e murales sullo stesso muro.

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